«Autocommiserarsi non serve a nulla: purtroppo, si deve accettare la situazione per quella che è.»

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Brigitte Reinhart
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Dr.ssa sc. nat. Brigitte Reinhart
Prima la prostata, poi la vescica: Reto convive da anni con diversi tumori. Anziché farsi prendere dall'ansia, ripone piena fiducia nei medici, segue la routine quotidiana e, soprattutto, non perde mai il senso dell'umorismo.
Il paziente affetto da cancro alla vescica Reto siede sorridente su una panchina davanti ad abeti.

La storia di Reto

«Bisogna prenderla con un po' di leggerezza e non perdere mai il senso dell'umorismo», dice Reto ridendo. Ed è proprio così che affronta la sua malattia. La cosa più insidiosa del cancro da cui è affetto, è che non lo si percepisce. «Se ti rompi un braccio, senti dolore, invece con questo 'maledetto cancro' non ti accorgi di niente.» Si è fortunati se viene diagnosticato sul nascere. «Come nel mio caso.»

Il suo primo tumore risale a molti anni fa. All'epoca, il medico di famiglia, durante un esame della prostata, aveva avuto un sospetto e aveva indirizzato Reto alla clinica Hirslanden. La diagnosi era stata di cancro della prostata. Reto aveva capito immediatamente cosa si doveva fare: «Rimuovere integralmente la prostata».

A seguito dell'intervento, ha vissuto un lungo periodo di tranquillità fino a quando, tre anni fa, sono state scoperte delle anomalie alla vescica, più precisamente in un diverticolo, una sorta di protuberanza nella parete vescicale. «Mi sono sottoposto a un'operazione per l'asportazione del diverticolo vescicale e del tumore.» Da allora, continuano a formarsi delle metastasi, a livello delle costole o nei polmoni. «Ma finora è sempre stato possibile asportarle chirurgicamente o tramite radioterapia. E ho potuto ritrovare un po' di tranquillità», dice.

Attualmente la vescica è a posto. Due settimane fa, hanno scoperto un linfonodo che alla scansione TC “si illuminava di giallo”. Probabilmente dovrà essere sottoposto a radioterapia. «Ma a parte questo, non ho problemi», dice Reto con la sua tipica risata.

Note

«Ci vado a piedi: faccio la terapia, bevo un caffè e torno a casa a piedi.»

Vivere giorno per giorno con le terapie

Ora Reto va a fare la terapia ogni tre settimane. La clinica è a pochi passi da casa sua. «Ci vado a piedi: faccio la terapia, bevo un caffè e torno a casa a piedi.»

Gli effetti collaterali sono minimi, per il momento. «Inizialmente avevo gravi eruzioni cutanee, poi abbiamo modificato la terapia, prima il dosaggio, poi la frequenza.»

Ogni tanto gli fanno un po' male le articolazioni, «ma forse è l'età», dice sorridendo. Quando gli viene chiesto quanti anni ha, deve pensarci un attimo. «È buon segno quando dimentichi la tua età.» Presto compirà 75 anni.

«Non permetterò al cancro di abbattermi»

Reto è una persona gioviale, piena di energia e di ottimismo – ottimismo che nemmeno il cancro è riuscito a portargli via. Ama trascorrere del tempo in giardino, fa qualche viaggetto con la moglie ed è un appassionato di Lego. «Ci ho già speso migliaia di franchi», dice con un sorriso. Prima lavorava come elettricista d'automobili e per 40 anni ha montato autoradio.

Note

«Le dita hanno bisogno di qualcosa con cui armeggiare, altrimenti iniziano a ribellarsi.»

Non permetterà al cancro di abbatterlo. Raccomanda a tutti di farsi visitare tempestivamente. Intestino, vescica, prostata: «Prima avviene la diagnosi, meno problemi si avranno durante il trattamento», Reto ne è convinto.

La diagnosi non lo ha colto di sorpresa, anzi ha provato sollievo all'idea che il cancro alla vescica fosse stato diagnosticato a uno stadio precoce. A infastidirlo di più è l'attesa. «Quando ti sottoponi a un esame e poi devi aspettare giorni per i risultati. È davvero orribile».
 

Consigli dei medici

Reto prende tutto con una buona dose di leggerezza. «Si deve accettare la situazione per quella che è, autocommiserarsi non serve a nulla.» Segue scrupolosamente i consigli dei medici e si sottopone a tutti gli esami diagnostici. «Di più non posso fare.»

Per sua moglie, la situazione è più difficile. Spesso lo accompagna alle visite mediche, arrivando sempre con una lunga lista di domande. Vuole sempre sapere tutto nei minimi dettagli e fa molte ricerche. Lui, invece, evita consapevolmente di farlo. «Per lei la diagnosi è stata molto più difficile», afferma.

Quando i medici gli chiedono se ha altre domande, spesso ha subito pronta una risposta piuttosto singolare: «Vale ancora la pena comprare pneumatici estivi?» Tipico di Reto. Dice che l'umorismo lo aiuta. E il sostegno di sua moglie, oltre all'assistenza ricevuta presso il centro oncologico.

Ma una cosa è per lui altrettanto chiara: «Quando verrà meno l'appetito, interromperemo le terapie.» Fino ad allora, rimane fedele al suo principio: restare positivi, sottoporsi alle visite e intervenire se qualcosa non va.

Autrice: Anna Birkenmeier, «Vivere con il cancro» (in tedesco)

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Dr.ssa sc. nat. Brigitte Reinhart
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<p>Medical Services Manager, MSD Svizzera</p>

<p>Brigitte Reinhart ha una formazione in biologia molecolare ed in tecnologia genetica. Con una grande esperienza nella ricerca medica applicata, lavora da oltre 15 anni nei reparti medici di grandi aziende farmaceutiche. In qualità di responsabile dei servizi medici di MSD, garantisce la qualità e l'accuratezza dei contenuti qui pubblicati.</p>

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